Ignazio Fresu

La scelta di aprire il progetto con il suo lavoro non è casuale. La pratica artistica di Cappelletti si pone in profonda sintonia con l’etica dello spazio: rifiuta l’idea di arte come prodotto da legittimare attraverso il pagamento e riafferma il valore del fare artistico come processo critico, libero e non negoziabile. Le opere non cercano consenso, ma confronto; non seducono, ma interrogano.
Il lavoro dell’artista si sviluppa in una dimensione intima e rigorosa, dove il gesto diventa strumento di ascolto e di sedimentazione del tempo. Le opere nascono da processi lenti e stratificati, in cui materia, segno e silenzio convivono in un equilibrio essenziale. La coerenza della sua ricerca non risiede nello stile, ma nell’attitudine: un pensiero che attraversa il tempo senza mai semplificarsi.
Per NISTRI 33 l’artista propone tre cicli di grandi dipinti realizzati in epoche diverse, distanziate di circa dieci anni l’una dall’altra. Tre momenti di una stessa tematica, riletta e trasformata nel tempo, dall’astrazione più legata alla materia fino alle produzioni più recenti. Le opere, tutte verticali e disposte in sequenza, condividono una medesima tonalità di grigio, scelta che annulla ogni enfasi cromatica per concentrare lo sguardo sul processo, sulla durata e sulla stratificazione.
All’interno della vetrata affacciata sulla strada, il lavoro diventa un dispositivo di attraversamento: tra interno ed esterno, tra intimità dello studio e spazio pubblico, tra gesto privato e sguardo collettivo. L’arte torna così a essere un atto esposto, vulnerabile ma necessario. In un sistema che spesso chiede agli artisti di adattarsi o pagare per esistere, questa mostra afferma con chiarezza un’altra possibilità: un’arte che non grida, ma resiste; che non si vende, ma si condivide.
Ignazio Fresu